Sicurezza sul lavoro: Aumenti delle sanzioni dal D.L. n. 76/2013 del 28/06/2013

Il D.L. n. 76/2013 interviene non solo sul sistema sanzionatorio del D.Lgs n. 81/2008 , ma, addirittura, aumenta di circa il 10% le sanzioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro previste anche da altri provvedimenti normativi.

Il Ministero del lavoro fornisce alcuni chiarimenti con lettera circolare 2 luglio 2013, prot. n, 12059 a distanza di pochi giorni della pubblicazione del D.L. 21 giugno 2013, Il, 69, il Governo ha emanato il D,L. 28 giugno 2013, n. 76, recante «Primi interventi urgenti per la promozione dell’occupazione, in particolare giovanile, della coesione sociale, nonché in materia di imposta sul valore aggiunto (Iva) e altre misure finanziarie urgenti» che, tuttavia, almeno per quanto riguarda la salute e la sicurezza sul lavoro appare di segno nettamente opposto al precedente; infatti, mentre il D.L. n. 69/2013 ha apportato alcune semplificazioni a una serie di obblighi gestionali a carico delle imprese il D.L. n. 76/2013, invece, interviene essenzialmente sul sistema sanzionatorio rimodulandolo ma in forte aumento cadendo così come un macigno, soprattutto sui datori di lavoro e non solo, specie se si considera che gli istituti del ravvedimento operoso – prescrizione obbligatoria e regolarizzazione amministrativa – continuano a essere inspiegabilmente esclusi da qualsiasi intervento di riforma finalizzato a mitigarne gli effetti rispetto a un quadro, come quello italiano, in cui le imprese incontrano sempre più maggiori difficoltà finanziarie a fronteggiare la gravissima crisi economica in atto.
Invece, il D.L. n, 76/2013, sul quale il Ministero del lavoro ha fornito alcuni chiarimenti con lettera circolare 2 luglio 2013, prot. n. 12059, in evidente controtendenza rispetto a tale realtà è intervenuto non solo sul sistema sanzionatorio del D.Lgs. n. 81/2008 ma ha addirittura aumentato di circa il 10% le sanzioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro previste anche da altri provvedimenti normativi; inoltre, un intervento tutto sommato marginale è stato compiuto in materia di somministrazione di lavoro.

L’aumento delle ammende e delle sanzioni amministrative

L’art 9, comma 2, del D.Lgs, n. 76/2013, infatti, ha novellato il comma 4-bis dell’art. 306 del D.Lgs. n. 81/2008, ed ha riscritto completamente e in modo peggiorativo il sistema d’indicizzazione delle sanzioni penali e amministrative pecuniarie che era stato
introdotto dal D,Lgs, n. 106/2009: infatti, mentre originariamente tale meccanismo di adeguamento quinquennale era previsto – senza però alcuna specificazione procedurale – unicamente per le sanzioni stabilite dal DLgs, n. 81/2008, come accennato il D.Lgs. 76/2003, ha esteso lo stesso anche alle ammende e alle sanzioni amministrative pecuniarie per la violazione alle norme antinfortunistiche stabilite da albi atti aventi forza di legge.
Si tratta quindi di un aumento generalizzato che rimane, comunque, ancora agganciato al meccanismo d’indicizzazione in base al quale tali sanzioni sono rivalutate ogni cinque anni con decreto del direttore generale della Direzione generale per l’attività ispettiva del Ministero del lavoro, in misura pari all’indice Istat dei prezzi al consumo previo arrotondamento delle cifre al decimale superiore.
Tali modifiche, tuttavia hanno anche un effetto immediato in quanto il novellato comma 4-bis dell’art. 306 del D.Lgs. n. 81/2008, stabilisce che “in sede di prima applicazione” (ma non si capisce quale sia visto che la disposizione originaria, sia pure come detto con una più ridotta portata, è stata introdotta già nel 2009) la rivalutazione avviene, a decorrere dal 10 luglio 2013, nella misura del 9,6% senza arrotondamenti come precisato dal Ministero del Lavoro nella citata lettera circolare 2 luglio 2013 e che le maggiorazioni sono destinate, per la metà del loro ammontare, al finanziamento d’iniziative di vigilanza nonché di prevenzione e promozione in materia
di salute e sicurezza del lavoro effettuate dalle Direzioni territoriali del lavoro.

Pertanto, dal 1° luglio 2013, sono aumentate anche le sanzioni in materia di visite preassuntive, di tesserino identificativo negli appalti, di cantieri temporanei e mobili, di documento unico di valutazione dei rischi da interferenze negli appalti (Duvri), di Durc ecc.: tuttavia, il riferimento generico alle ammende previste per le contravvenzioni in materia d’igiene, salute e sicurezza sul lavoro e le sanzioni amministrative pecuniarie previste anche da altri “atti aventi forza di legge” rischia di generare nuove incertezze  interpretative circa i provvedimenti interessati da tale meccanismo e da questo aumento immediato del 9,60%.

Questo ulteriore profilo problematico, non preso in considerazione nella predetta lettera circolare 2 luglio 2013, emerge con particolare forza nel caso di quei provvedimenti che hanno quale finalità  principale la tutela di altri interessi e che di riflesso tutelano il diritto alla salute dei lavoratori come, ad esempio, nel caso del D.Lgs. n. 334/1999, in materia di attività a rischio d’incidente rilevante,  e del D.Lgs. n. 40/2000, in materia di trasporto di merci pericolose. Inoltre, per quanto riguarda i destinatari è bene precisare che gli aumenti  non riguardano solo i datori di lavoro ma anche i dirigenti, i preposti, i lavoratori e altri soggetti come i coordinatori nei cantieri temporanei mobili, il medico competente, i progettisti, i fabbricanti, gli installatori, i venditori, nonché i committenti (anche privati) degli appalti di lavori edili, per le violazioni commesse a decorrere dal 10 luglio 2013.

La tutela del lavoratore nella somministrazione
L’altra modifica in materia di sicurezza del lavoro introdotta dal D.L. n. 76/2013, è contenuta al comma 6, dell’art. 9, che novella l’art. 23, comma  l, del D.Lgs. n. 276/2003, e stabilisce che nella somministrazione di lavoro, in cui l’utilizzatore ha la titolarità dei poteri direttivi e di controllo in virtù del carattere dissociativo che contraddistingue tale istituto, i lavoratori dipendenti dal somministratore hanno diritto non solo a condizioni di base di lavoro e d’occupazione complessivamente non inferiori a quelle dei dipendenti di pari livello dell’utilizzatore, a parità di mansioni svolte, ma al rapporto trova anche integrale applicazione la disciplina del D.Lgs. n. 81/2008.

Si tratta, in effetti, solo di una disposizione di coordinamento formale tra i due complessi normativi ma da un punto di vista sostanziale non apporta alcuna novità in quanto già l’art. 3, comma 5, del D.Lgs. n. 81/2008, prevedeva espressamente che fermo restando quanto specificamente previsto dal comma 5 dell’alt 23 del D.Lgs. n. 276/2003, tutti gli obblighi di prevenzione e protezione di cui al D.Lgs. n. 81/2008 sono a carico dell’utilizzatore considerato, quindi, come «datore di lavoro di fatto» del lavoratore del  somministratore.

Considerazioni conclusive: la necessità di un intervento sugli strumenti di ravvedimento operoso per la sanatoria degli illeciti
I’intervento varato in materia di sicurezza del lavoro con il DL. n. 76/2013, che determina un aumento generalizzato delle sanzioni appare poco coerente sia con l’obiettivo principale del provvedimento (il rilancio dell’occupazione) che con le risultanze (positive) sul trend infortunistico e gli indirizzi espressi appena qualche giorno fa dalla Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro (art. 6, D.Lgs. n. 81/2008) nel documento del 29 maggio 2013, contenente una proposta di strategia nazionale per la prevenzione, e con gli obiettivi di rilancio dell’economia del D.L. n. 69/2013; inoltre, desta anche delle perplessità la stessa misura dell’aumento influenzata delle ben note dinamiche negative dei prezzi al consumo degli ultimi anni che avrebbe richiesto un temperamento.

A tutto ciò poi si aggiunge l’immobilismo sugli strumenti di ravvedimento operoso per la sanatoria degli illeciti; l’aver inasprito ulteriormente le sanzioni in un momento storico in cui le imprese si trovano quasi tutte in una situazione di equilibrio precario senza l’introduzione di correttivi all’istituto della prescrizione obbligatoria disciplinato dal D.Lgs. n. 758/1994, appare francamente incomprensibile; occorre rilevare che da tempo ormai immemorabile è stata invocata, anche con il supporto dato dagli orientamenti favorevoli di parte dell’autorità giudiziaria, l’introduzione della possibilità di rateizzare la somma da pagare a seguito della prescrizione impartita dagli organi di vigilanza: trenta giorni sono oggettivamente troppo pochi per il pagamento quando gli importi sono elevati e ciò potrebbe costringere in questi casi molti datori di lavoro a cessare l’attività o ad avventurarsi in un procedimento giudiziario, con inevitabili ricadute negative anche sul piano occupazionale.

La speranza, pertanto, è che in sede di conversione in legge il Parlamento apporti delle modifiche al D.Lgs. n. 76/2013, che tengano conto di tali criticità e che mettano da parte su questa materia le mere logiche di cassa.

Scarica Qui la nota protocollo 02/07/2013, Ministero del lavoro, n. 12059

Scarica Qui la tabella con le sanzioni aggiornate

Scarica Qui il D.Lgs. 76/2013

Scarica Qui il D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758

Scarica Qui il D.L. n. 69/2013

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