SENTENZA CASSAZIONE PENALE 06/05/2013 SULLA RESPONSABILITÀ DEL COMMITTENTE E DEL COORDINATORE PER L’ESECUZIONE DEI LAVORI

Il coordinatore per l’esecuzione dei lavori non ha esclusivamente il compito di organizzare il lavoro tra le diverse imprese operanti nello stesso cantiere, bensì anche quello di vigilare sulla corretta osservanza da parte delle stesse delle prescrizioni del piano di sicurezza e sulla scrupolosa applicazione delle procedure di lavoro a garanzia dell’incolumità dei lavoratori, ed è, pertanto, titolare di un’autonoma posizione di garanzia che, nei limiti degli obblighi specificamente individuati dalla legge, si affianca a quelle degli altri soggetti destinatari delle norme antinfortunistiche, comprendendo, non solo l’istruzione dei lavoratori sui rischi connessi alle attività lavorative svolte e la necessità di adottare tutte le opportune misure di sicurezza, ma anche la loro effettiva predisposizione, nonchè il controllo continuo ed effettivo sulla concreta osservanza delle misure predisposte al fine di evitare che esse siano trascurate o disapplicate, nonchè, infine, il  controllo sul corretto utilizzo, in termini di sicurezza, degli strumenti di lavoro e sul processo stesso di lavorazione, sicchè , in particolare, è tenuto a verificare, attraverso un’attenta e costante opera di vigilanza, l’eventuale sussistenza di obiettive situazioni di pericolo nel cantiere, e tanto, in relazione a ciascuna fase dello sviluppo dei lavori in corso di esecuzione.

Ritenuto di fatto

1. Con sentenza resa in data 8/15 febbraio 2011, il tribunale di Pesaro, sezione distaccata di Fano, ha condannato G.P. e G. T., unitamente a D. R., alla pena di un mese e dieci giorni di reclusione ciascuno, in relazione al reato di lesioni colpose gravi commesso, con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, in data 31 maggio 2006, ai danni di A. A., socio lavoratore di una società coinvolta nei lavori aperti all’interno di un cantiere edile sito in Mondavio, per avere gli imputati colpevolmente omesso di compiere le azioni dagli stessi dovute al fine di impedire l’evento lesivo nelle rispettive qualità , il P., di coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione dei lavori nel citato cantiere, e di direttore di lavori per la parte strutturale e impiantistica, e il T., di legale responsabile della XXXXX., società committente delle opere de quibus.

In particolare, al P. era stato contestato di non aver verificato, con opportune azioni di coordinamento e di controllo, in violazione dell’art. 5, comma i, del D.Lgs. n. 494/1996, l’applicazione, da parte delle imprese esecutrici, delle disposizioni loro pertinenti contenute nel piano di sicurezza coordinamento (PSC) e dei piani operativi di sicurezza (P0S) predisposti dalle imprese esecutrici, non effettuando, nella duplice qualità richiamata, le necessarie riunioni e i sopralluoghi, e omettendo di vigilare sulla corretta gestione del cantiere, consentendo in particolare l’esecuzione dei lavori nel vano ascensore all’interno del quale si era verificato l’infortunio de quo, in occasione del quale l’A. era precipitato, da un’altezza superiore a due metri, da un precario piano di calpestio allestito sul montante orizzontale della struttura in ferro del ridetto vano ascensore.

A sua volta, al T., era stato contestato di non aver verificato l’applicazione, da parte delle imprese esecutrici, delle disposizioni loro impartite e contenute nel piano di sicurezza e coordinamento (art. 6, comma 2, D.Lgs. n. 494/1996).

Con sentenza in data 5 giugno 2012, la corte d’appello di Ancona, in parziale riforma della richiamata sentenza del tribunale pesarese, ha concesso a G.T. la sospensione condizionale della pena e a G.P. la non menzione della condanna nel certificato penale, disponendo, nel resto, l’integrale conferma della sentenza di primo grado. (Omissis).

Considerato in diritto

Dev’essere preliminarmente disattesa la censura di contraddittorietà sollevata dal ricorrente nelle premesse del primo motivo di ricorso, avendo la corte territoriale espressamente sottolineato, senza alcuna incertezza, il carattere incontestabile della violazione,

da parte del P., delle prescrizioni sullo stesso incombenti a tutela del lavoratore nella specie infortunato, nessuna incidenza potendo
riconoscersi, rispetto a tale rilievo, al passaggio contenuto nella motivazione della sentenza impugnata laddove, pur non condividendo («almeno nella sua assolutezza») l’accusa di ‘‘vaghezza’’ delle disposizioni contenute nel piano operativo per la sicurezza, ribadisce come la circostanza che l’imputato fosse a conoscenza della realizzazione degli impalcati nel vano ascensore avrebbe dovuto in ogni caso indurlo a verificare la corretta esecuzione dei piani di lavoro, da parte del lavoratore infortunato, senza delegare a quest’ultimo ogni incombente riferibile al controllo della verifica della loro realizzazione in conformità alle norme antinfortunistiche.
Sul punto, la corte territoriale, con motivazione dotata di adeguata linearità sul piano logico e del tutto conseguente in termini argomentativi, ha ragionevolmente ascritto alla posizione funzionale assunta dal Politi (coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione) la concreta sussistenza di precisi doveri d’iniziativa e di responsabilità, sul piano della conoscenza effettiva dei processi lavorativi in corso e dei necessari accorgimenti funzionali alla preservazione della tutela delle condizioni di salute e di sicurezza dei lavoratori impegnati nelle lavorazioni riguardanti l’appalto oggetto dell’odierno giudizio.
Giova, sul punto, osservare come, secondo il consolidato insegnamento della giurisprudenza di legittimità, diversamente da quanto sostenuto dal ricorrente, in tema di prevenzione antinfortunistica, al coordinatore per l’esecuzione dei lavori non è assegnato esclusivamente il compito di organizzare il lavoro tra le diverse imprese operanti nello stesso cantiere, bensì anche quello di vigilare sulla corretta osservanza da parte delle stesse delle prescrizioni del piano di sicurezza e sulla scrupolosa applicazione delle procedure di lavoro a garanzia dell’incolumità dei lavoratori, spettando al coordinatore per l’esecuzione dei lavori la titolarità di un’autonoma posizione di garanzia che, nei limiti degli obblighi specificamente individuati dalla legge, si affianca a quelle degli altri soggetti destinatari delle norme antinfortunistiche, e comprende, non solo l’istruzione dei lavoratori sui rischi connessi alle attività lavorative svolte e la necessità di adottare tutte le opportune misure di sicurezza, ma anche la loro effettiva predisposizione, nonchè il controllo continuo ed effettivo sulla concreta osservanza delle misure predisposte al fine di evitare che esse siano trascurate o disapplicate, nonchè, infine, il controllo sul corretto utilizzo, in termini di sicurezza, degli strumenti di lavoro e sul processo stesso di lavorazione.

Il coordinatore per l’esecuzione dei lavori è dunque tenuto a verificare, attraverso un’attenta e costante opera di vigilanza, l’eventuale
sussistenza di obiettive situazioni di pericolo nel cantiere, e tanto, in relazione a ciascuna fase dello sviluppo dei lavori in corso
di esecuzione.
Nel caso di specie, la corte ha logicamente tratto, dall’accertata avvenuta acquisizione della conoscenza, da parte dell’imputato, della
necessità di procedere all’esecuzione di lavorazioni all’interno del vano ascensore aperto all’interno del fabbricato in corso di costruzione, l’insorgenza dello specifico dovere, riferibile alla sua posizione funzionale, di provvedere all’immediata adozione di tutte
le cautele concretamente necessarie a impedire che l’esecuzione di attività lavorative all’interno di tale vano potesse costituire un potenziale pericolo per l’incolumità dei lavoratori ivi coinvolti.
In modo del tutto conseguente e congruo sul piano logico, la corte territoriale ha quindi escluso che l’avvenuta realizzazione, da parte
dello stesso lavoratore infortunato, delle impalcature precariamente e inappropriatamente realizzate in corrispondenza dei piani interni al vano ascensore, valesse ad assolverlo dal dovere di rispondere, in termini reattivi, dei doveri immediatamente riferiti ai propri compiti funzionali.
Devono, quindi, ritenersi del tutto privi di fondamento i motivi di censura su tali punti illustrati dal ricorrente, dovendo ritenersi pienamente corretta, tanto sul piano dell’interpretazione delle norme applicate (e segnatamente dell’art. 5, comma i, lett. a) D.Lgs. n. 494/1996, anche sotto il profilo della correlazione tra l’accusa prospettata e la decisione assunta dal giudice del merito), quanto su
quello della correttezza logica del ragionamento, l’affermazione della corte territoriale che, una volta accertata la conoscenza, da
parte dell’imputato, della necessità di esecuzione di lavorazioni all’interno del vano ascensore de quo, ha riconosciuto la responsabilità di quest’ultimo nel non aver immediatamente provveduto al preventivo controllo dell’avvenuto adempimento di tutte le prescrizioni cautelari imposte ai fini della garanzia delle sicurezza per la salute e l’integrità dei lavoratori.
Con riguardo alla posizione del T., la corte territoriale ha correttamente fatto applicazione dei principi dettati da questa corte di legittimità, ai sensi dei quali, in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, mentre in capo al datore di lavoro incombe l’obbligo di predisporre le idonee misure di sicurezza, nonchè quelli di impartire le direttive da seguire a tale scopo e di controllarne costantemente il rispetto da parte dei lavoratori, nel caso di prestazioni lavorative eseguite in attuazione di un contratto d’appalto, al committente è ascritta la piena corresponsabilità con l’appaltatore per le violazioni delle misure prevenzionali e protettive sulla base degli obblighi sullo stesso incombenti ai sensi di legge, con la conseguenza che la responsabilità dell’appaltatore non esclude quella del committente, da ritenersi corresponsabile unitamente al primo, qualora l’evento si ricolleghi causalmente ad una sua omissione colposa.

Con particolare riguardo alle previsioni di cui  all’art. 6, comma 2, D.Lgs. n. 494/1996, il committente (unitamente al responsabile dei lavori) è chiamato a verificare l’adempimento da parte dei coordinatori degli obblighi di assicurare e di verificare il rispetto, da parte delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, delle disposizioni contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento, nonchè la corretta applicazione delle procedure di lavoro. Da ciò conseguendo che al committente (così come al responsabile dei lavori) è  attribuito dalla legge un compito di verifica non meramente formale, bensì una posizione di garanzia particolarmente ampia, comprendente l’esecuzione di controlli sostanziali e incisivi su tutto quel che concerne i temi della prevenzione, della sicurezza del luogo di lavoro e della tutela della salute del lavoratore, accertando, inoltre, che i coordinatori adempiano agli obblighi sugli stessi incombenti in detta materia.

Tali premesse inducono a escludere che la corte territoriale sia incorsa nella violazione di legge censurata dal ricorrente, avendo la stessa correttamente ascritto alla posizione del T. l’inosservanza dell’obbligo di vigilare sul corretto adempimento degli obblighi cautelari da parte dell’impresa esecutrice, il cui rispetto avrebbe consentito di rilevare la situazione di pericolo creata attraverso la realizzazione, da parte del lavoratore infortunato, dei piani di lavoro all’interno del vano ascensore, eventualmente scongiurandola, in tal senso indiscutibilmente ponendosi in termini di immediata e diretta relazione causale con l’infortunio verificatosi.

Nota

Ecco una nuova, preziosa sentenza in tema di responsabilità penale sia del coordinatore per l’esecuzione dei lavori, sia dello stesso commit  tente per omessa vigilanza sull’operato dei coordinatori (in merito v. Guariniello, Il T.U. Sicurezza sul Lavoro commentato con la giurisprudenza, quinta edizione, Milano, 2013, sub art.92, quanto al coordinatore, e sub art. 93 quanto al committente).

Per un infortunio occorso in un cantiere edile, furono condannati il coordinatore per l’esecuzione dei lavori (oltre che direttore di lavori per la parte strutturale e impiantistica) e il legale responsabile della società : il primo per «non aver verificato, con opportune azioni di coordinamento e di controllo l’applicazione, da parte delle imprese esecutrici, delle disposizioni loro pertinenti contenute nel piano di sicurezza e coordinamento (PSC) e dei piani operativi di sicurezza (P0S) predisposti dalle imprese esecutrici, non effettuando, nella duplice qualità richiamata, le necessarie riunioni e i sopralluoghi, e omettendo di vigilare sulla corretta gestione del cantiere, consentendo in particolare l’esecuzione  dei lavori nel vano ascensore all’interno del quale si era verificato l’infortunio de quo, in occasione del quale l’infortunato era precipitato, da un’altezza superiore a due metri, da un precario piano di calpestio allestito sul montante orizzontale della struttura in ferro del ridetto vano ascensore»; il secondo «per non aver verificato l’applicazione, da parte delle imprese esecutrici, delle disposizioni loro impartite e contenute nel piano di sicurezza e coordinamento».

A) La Sez. IV respinge il ricorso degli imputati.
Quanto al coordinatore, rileva «come la circostanza che l’imputato fosse a conoscenza della realizzazione degli impalcati nel vano
ascensore avrebbe dovuto in ogni caso indurlo a verificare la corretta esecuzione dei piani di lavoro, da parte del lavoratore infortunato, senza delegare a quest’ultimo ogni incombente riferibile al controllo della verifica della loro realizzazione in conformità
alle norme antinfortunistiche».
Ascrive «alla posizione funzionale assunta dal coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione la concreta sussistenza di precisi
doveri d’iniziativa e di responsabilità , sul piano della conoscenza effettiva dei processi lavorativi in corso e dei necessari accorgimenti funzionali alla preservazione della tutela delle condizioni di salute e di sicurezza dei lavoratori impegnati nelle lavorazioni riguardanti l’appalto».

Osserva che, «secondo il consolidato insegnamentod ella giurisprudenza di legittimità, diversamente da quanto sostenuto dall’imputato, in tema di prevenzione antinfortunistica, al coordinatore per l’esecuzione dei lavori non è assegnato esclusivamente il compito di organizzare  il lavoro tra le diverse imprese operanti nello stesso cantiere, bensì anche quello di vigilare sulla corretta osservanza da parte delle stesse delle prescrizioni del piano di sicurezza e sullascrupolosa applicazione delle procedure di lavoro a  garanzia dell’incolumità dei lavoratori, spettando al coordinatore per l’esecuzione dei lavori la titolarità di un’autonoma posizione di garanzia che, nei limiti degli obblighi specificamente individuati dalla legge, si affianca a quelle degli altri soggetti destinatari dell’enorme antinfortunistiche, e comprende, non solo l’istruzione dei lavoratori sui rischi connessi alle attività lavorative svolte e la necessità di adottare tutte le opportune misure di sicurezza, ma anche la loro effettiva predisposizione, nonchè il controllo continuo ed effettivo sulla concreta osservanza delle misure predisposte al fine di evitare che esse siano trascurate o disapplicate, nonchè, infine, il controllo sul corretto utilizzo, in termini di sicurezza, degli strumenti di lavoro e sul processo stesso di lavorazione».

Insegna che «il coordinatore per l’esecuzione dei lavori è tenuto a verificare, attraverso un’attenta e costante opera di vigilanza, l’eventuale sussistenza di obiettive situazioni di pericolo nel cantiere, e tanto, in relazione a ciascuna fase dello sviluppo dei lavori in corso di esecuzione».

Prende atto che, «nel caso di specie, logicamente si è tratto, dall’accertata avvenuta acquisizione della conoscenza, da parte dell’imputato, della necessità di procedere all’esecuzione di lavorazioni all’interno del vano ascensore aperto all’interno del fabbricato in corso di costruzione, l’insorgenza dello specifico dovere, riferibile alla sua posizione funzionale, di provvedere all’immediata adozione di tutte le cautele concretamente necessarie a impedire che l’esecuzione di attività lavorative all’interno di tale vano potesse costituire un potenziale pericolo per l’incolumità dei lavoratori ivi coinvolti».

B) Per quanto concerne il committente, la Sez. IV premette che, «in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, mentre in capo al datore di lavoro incombe l’obbligo di predisporre le idonee misure di sicurezza, nonchè quelli di impartire le direttive da seguire a tale scopo e di controllarne costantemente il rispetto da parte dei lavoratori, nel caso di prestazioni lavorative eseguite in attuazione di un contratto d’appalto,  al committente è ascritta la piena corresponsabilità con l’appaltatore per le violazioni delle misure prevenzionali e protettive sulla base degli obblighi sullo stesso incombenti ai sensi di legge, con la conseguenza che la responsabilità dell’appaltatore non esclude quella del committente, da ritenersi corresponsabile unitamente al primo, qualora l’evento si ricolleghi causalmente ad una sua omissione colposa».
Precisa che «il committente (unitamente al responsabile dei lavori) è chiamato a verificare l’adempimento da parte dei coordinatori degli obblighi di assicurare e di verificare il rispetto, da parte delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, delle disposizioni contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento, nonchè la corretta applicazione delle procedure di lavoro».

Ne desume che «al committente (così come al responsabile dei lavori) è attribuito dalla legge un compito di verifica non meramente

formale, bensì una posizione di garanzia particolarmente ampia, comprendente l’esecuzione di controlli sostanziali e incisivi su tutto quel che concerne i temi  della prevenzione, della sicurezza del luogo di lavoro e della tutela della salute del lavoratore, accertando, inoltre, che i  coordinatori adempiano agli obblighi sugli stessi incombenti in detta materia». Constata che, nel caso di specie, si è «correttamente ascritta alla posizione del committente l’inosservanza  dell’obbligo di vigilare sul corretto adempimento degli obblighi cautelari da parte dell’impresa esecutrice, il cui rispetto avrebbe  consentito di rilevare la situazione di pericolo creata attraverso la realizzazione, da parte del lavoratore infortunato, dei piani di lavoro all’interno  del vano ascensore, eventualmente scongiurandola, in tal senso indiscutibilmente ponendosi  in termini di immediata e diretta relazione causale con l’infortunio verificatosi».

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