Sentenza Cassazione 07/06/2013 n. 14468 Lavoro subordinato – Tutela delle condizioni di lavoro – Obbligo di prevenzione ex art. 2087 c.c.

Sicurezza sul lavoro e obblighi del datore Cass., sez. lav., 7 giugno 2013, n. 14468

Pres. Vidiri; ReL. Bandini; P.M. Sepe; Ric. N.C.; Res. O.P.B.G.

Lavoro subordinato – Tutela delle condizioni di lavoro – Obbligo di prevenzione ex art. 2087 c.c. – Oggetto – Misure non specificamente prescritte dalla legge ma imposte dalle condizioni di rischio – Inclusione – Fondamento

L’adempimento dell’obbligo di tutela dell’integrità fisica del lavoratore imposto dall’articolo 2087 del codice civile è un obbligo di prevenzione che impone al datore di lavoro di adottare non solo le particolari misure tassativamente imposte dalla legge in relazione allo specifico tipo d’attività esercitata e quelle generiche dettate dalla comune prudenza, ma anche tutte le altre misure che in concreto si rendano necessarie per proteggere il lavoratore dai rischi connessi tanto all’impiego d’attrezzi e macchinari quanto all’ambiente di lavoro, e deve essere verificato, nel caso di malattia derivante dall’attività lavorativa svolta, esaminando le misure in concreto adottate dal datore di lavoro per prevenire l’insorgere della patologia.
Nota – Il Tribunale del lavoro di Roma condannava un ospedale pediatrico al risarcimento dei danni biologico e morale conseguente alla patologia (carcinoma mammario) contratta da una dipendente addetta al reparto di radiologia.
Con tale pronuncia veniva altresì condannata la società assicuratrice a rifondere all’ospedale il 55% di quanto corrisposto alla ricorrente:
In precedenza, Il Tribunale di Roma aveva accertato, con sentenza passata in giudicato nei confronti della lavoratrice e dell’Inail, la natura professionale del carcinoma mammario, riconoscendo alla ricorrente una riduzione della capacità lavorativa del 100%.
La Corte d’appello di Roma rigettava il gravame della parte datoriale e, in accoglimento di quello spiegato dalla società assicuratrice, rigettava l’originaria domanda proposta nei confronti di quest’ultima.
La Corte territoriale infatti aveva ritenuto che la pregressa patologia di radiotermite (riscontrata sin dal 1990 dai medici dell’Inail), messa in corrispondenza con il cattivo funzionamento dei macchinari in uso presso il reparto di natura professionale della patologia della dipendente così come accertala nella precedente sentenza del Tribunale di Roma ed aveva fondato la responsabilità risarcitoria del datore di lavoro sulla base della conoscenza, da parte dell’ospedale, della pregressa patologia di radiotermite sofferta dalla dipendente.
Del pari corretta veniva considerata la decisione di secondo grado nella parte in cui aveva escluso che l’adozione da parte del datore di lavoro delle sole misure di prevenzioni prescritte dalla legge fosse sufficiente ad escludere una responsabilità ex articolo 2087 del codice civile.
Sul punto, la Suprema Corte di cassazione ha infatti ribadito il principio di diritto (già espresso in Cass n. 6337/2012, Cass n. 2444/2005 e in n. 17314/2004) secondo cui l’adempimento dell’obbligo di tutela dell’integrità fisica del lavoratore imposto dall’articolo 2087 dei codice civile è un obbligo di prevenzione che impone al datore di lavoro di adottare non solo le particolari misure tassativamente imposte dalla legge in relazione allo specifico tipo d’attività esercitata e quelle generiche dettate dalla comune prudenza, ma anche tutte le altre misure che in concreto si rendano necessarie per proteggere il lavoratore dai rischi connessi tanto
all’impiego d’attrezzi e macchinari quanto all’ambiente di lavoro, e deve essere verificato, nel caso di malattia derivante dall’attività lavorativa svolta, esaminando le misure in concreto adottate dal datore di lavoro per prevenire l’insorgere della patologia.

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