Non è «standard» il modello di valutazione rischi della procedura standardizzata FAQ Ministero del Lavoro 31/05/2013

Le precisazioni del ministero sulla procedura nelle microimprese 
Non è «standard» il modello di valutazione rischi della procedura standardizzata (procedura riservate alle microimprese). 

Infatti, il datore di lavoro deve adattarlo con l’aggiunta di nuovi campi nell’elencare i rischi riscontrati in azienda, perché il modello elenca solo quelli principali.

Non farlo, determina una valutazione dei rischi incompleta e non esaustiva,
ossia in violazione dei principi del T.u. sulla sicurezza (dlgs n. 81/2008). È quanto spiega il ministero del lavoro nelle
Faq del 31 maggio 2013, relative alla procedura di valutazione rischi per le aziende che occupano fino a 10 dipendenti in vigore dal 1° giugno.
Una guida per le microimprese. La procedura standard segue passo passo l’azienda nella valutazione rischi, mediante un modello ad hoc che costituisce il documento finale. La procedura prevede quattro fasi.

La prima richiede grande quantità di informazioni e riguarda le anagrafiche (azienda, lavorazioni ecc.).
La seconda porta a individuare i pericoli presenti in azienda, legati alle caratteristiche degli ambienti di lavoro,
delle attrezzature di lavoro, dei materiali, degli agenti fisici, chimici, e via dicendo.
Terza fase è la valutazione rischi associati ai pericoli individuati, con identificazione delle misure attuate.
Infine la quarta fase prevede la definizione di un eventuale programma di miglioramento.

Il modulo 2

Il modello di riferimento è composto di tre moduli: il primo per la prima fase, il secondo per la seconda e il terzo per la terza e quarta fase. Relativamente al modulo 2, che contiene l’elencazione dei rischi (si veda tabella per la struttura), il ministero precisa che la predetta elencazione non è esaustiva, se non si considera la riga «Altro». Tale riga, in particolare, stando anche a ciò che è riportato nella guida alla compilazione, deve essere utilizzata dal datore di lavoro nel caso in cui vengano identificati ulne trascuri nessuno».

Il modulo 3

Nel modulo 3, tra l’altro, il datore di lavoro deve indicare gli eventuali strumenti di supporto che ha usato
nella valutazione dei rischi.

In merito, il ministero precisa che il datore di lavoro deve indicare «qualunque strumento adottato sotto la propria responsabilità per valutare il rischio ed individuare misure preventive e protettive» e consiglia che
lo strumento abbia una certa referenza/autorevolezza come,per esempio, una norma tecnica, una buona prassi ecc.

, , , , , , , , , , , , , , , ,