Infortuni sul lavoro e obblighi del datore (sentenza Cass. sez. lav. 09/05/2013, n. 10968)

Le norme dettate in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, tese ad impedire l’insorgenza di situazioni pericolose, sono dirette a tutelare il lavoratore non solo dagli incidenti derivanti dalla sua disattenzione, ma anche da quelli ascrivibili ad imperizia, negligenza
 ed imprudenza dello stesso; ne consegue che il datore di lavoro è sempre responsabile dell’infortunio occorso al lavoratore, sia quando ometta di adottare le idonee misure protettive, sia quando non accerti e vigili che di queste misure venga fatto effettivamente uso da parte del dipendente, non potendo attribuirsi alcun effetto esimente, per l’imprenditore che abbia provocato un infortunio sul lavoro per violazione delle relative prescrizioni, all’eventuale concorso di colpa del lavoratore, atteso che la condotta del dipendente può comportare l’esonero totale della responsabilità del datore di lavoro solo quando essa presenti i caratteri dell’abnormità, inopinabilità ed esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive ricevute, come pure dell’atipicità ed eccezionalità, così da porsi come causa esclusiva dell’evento.

Nota

La Corte d’appello di Roma, confermando la sentenza di primo grado, condannava il titolare di una falegnameria al risarcimento del danno sofferto da un suo dipendente a causa di un infortunio occorso mentre utilizzava una piallatrice automatica. La Corte territoriale rigettava l’appello promosso dal datore di lavoro non ritenendo provato che fossero state adottate tutte le cautele necessarie a tutelare l’integrità fisica dei dipendenti e ritenendo del pari indimostrata la circostanza che al lavoratore fosse stato espressamente vietato di utilizzare da solo la piallatrice automatica.

Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione il titolare della falegnameria, il dipendente resisteva con controricorso.
Con il primo motivo di ricorso, il datore di lavoro lamentava che la Corte romana non avesse svolto alcun accertamento in merito alla dinamica dei fatti e che controparte avesse omesso di dedurre le concrete modalità con le quale avvenne l’infortunio.

La Corte di cassazione ha concluso per l’infondatezza del primo motivo di ricorso, ribadendo il principio di diritto (già affermato da Cass. n. 3788/2009; Cass. n. 9817/2008 e Cass. n. 4840/2006) secondo cui la responsabilità del datore di lavoro di cui all’art. 2087 c.c: è di natura contrattuale, con la conseguenza che, ai fini del relativo accertamento, incombe sul lavoratore che lamenti di aver subito, a causa dell attività lavorativa svolta, un danno alla salute, l’onere di provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno.
La Suprema Corte ha inoltre precisato che, come correttamente affermato nella decisione di secondo grado, qualora un dipendente nell’espletamento dell’attività lavorativa venga a contatto con macchine, apparecchi, ed impianti elettrici, debba ritenersi sussistente una presunzione iuris et de iure della pericolosità dell’uso di tali macchinari, senza che sia necessario provare che essi abbiano, in concreto, l’intrinseca capacità di produrre l’evento dannoso.

La Corte di Cassazione, ha considerato infondato anche il secondo motivo del ricorso con cui il datore di lavoro lamentava che la Corte territoriale non avesse tenuto conto che l’utilizzo della piallatrice  automatica non rientrasse nelle mansioni del lavoratore.

Sul punto, la Suprema Corte, ha ribadito il principio di diritto secondo cui le norme dettate in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro sono dirette a tutelare il lavoratore non solo dagli incidenti derivanti dalla sua disattenzione, ma anche “da quelli ascrivibili ad imperizia, negligenza ed  imprudenza dello stesso, con la conseguenza che il datore di lavoro è responsabile dell’infortunio occorso al lavoratore anche quando non accerti e vigili che delle misure di sicurezza venga fatto effettivamente uso da parte del dipendente”.

In aggiunta, la Corte di cassazione ha affermato che la condotta del danneggiato può avere effetto liberatorio solo quando presenti i caratteri dell’abnormità, inopinabilità ed esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive ricevute, come pure dell’atipicità ed eccezionalità, così da porsi come causa esclusiva dell’evento, ma non quando si sia inserita, senza alcuna autonoma efficienza causale, in una situazione già di per se pericolosa; senta la quale l’evento non si sarebbe verificato, a causa dell’inidoneità delle misure di sicurezza preventive adottate.

Del resto, per poter sostenere che il comportamento del lavoratore sia da considerarsi come causa esclusiva dell’evento, è necessaria una rigorosa dimostrazione dell’indipendenza di tale comportamento dalla sfera di organizzazione e dalle finalità del lavoro, e, con essa, dell’estraneità del rischio affrontato a quello connesso alle modalità ed esigenze del lavoro da svolgere, circostanze che, nel caso di specie, erano risultate del tutto indimostrate.

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