Garantire la sicurezza nei momenti di riposo e di sospensione dei lavori: Cassazione Penale Sezione IV – Sentenza n. 42501 del 16 ottobre 2013

La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 42501 depositata il 16 ottobre 2013 intervenendo in tema di reati in materia di sicurezza sul lavoro ha stabilito che il coordinatore per l’esecuzione delle opere ha il compito di vigilare sulla corretta osservanza delle prescrizioni del piano di sicurezza da parte dell’impresa.

La vicenda ha riguardato il dirigente, in qualità di committente, del Settore Lavori Pubblici di un Comune e il coordinatore per l’esecuzione delle opere venivano accusati di omicidio colposo per aver consentito al lavoratore di scendere all’interno di uno scavo effettuato per la posa in opera di tubi di acqua e fogna, senza che esso fosse provvisto di pareti protettive, sicché mentre si trovava all’interno dello scavo, a circa tre metri di profondità, veniva travolto da un improvviso smottamento del terreno che lo seppelliva, cagionandone la morte.

Il Tribunale assolveva i due imputati dichiarando che il fatto non sussiste. Il PM ricorreva alla Corte di Appello che confermava la sentenza del giudice di prime cure affermando che l’incidente era da ricondurre alla mera imprudenza della vittima che era sceso nello scavo, senza alcuna effettiva esigenza della lavorazione.

Il Procuratore Generale presso la Corte di Appello ed il difensore delle parti civile impugnarono la sentenza dei giudici distrettuali con ricorso, basato su due motivi di censura,  inanzi alla Corte Suprema.

Gli Ermellini ritenendo parzialmente  fondate le motivazioni accoglie il ricorso. In particolare i giudici di legittimità evidenziano la errata applicazione dell’articolo 13 del d.P.R. 164 del 1956 (vigente all’epoca dei fatti) tale norma, nel prevedere la necessità di allestimento di pareti, non condiziona tale adempimento all’ipotesi in cui all’interno dello scavo stazionino stabilmente lavoratori, ma prevede tale presidio di sicurezza anche per le ipotesi in cui al suo interno si debba scendere per un limitato periodo di tempo. (cfr. Cass. Sez. 4, Sentenza n. 1588 del 10/10/2001 Ud. (dep. 16/01/2002), Rv. 220650)

La Corte Suprema afferma anche il principio secondo cui le norme di prevenzione degli infortuni sul lavoro, costituiscono codificazione di regole di diligenza frutto di comune esperienza. Esse mirano a depotenziare i fattori di rischio connessi allo svolgimento di determinate attività. Una volta che il fattore di rischio sia presente, le disposizioni normative devono essere applicate onde prevenire danni alle persone.

Nelle motivazioni, si legge ancora come l’orientamento giurisprudenziale della Corte abbia evidenziato la necessità di garantire la sicurezza dell’ambiente di lavoro, indipendentemente dalla attualità della attività e, quindi, anche in momenti di pausa, riposo o sospensione del lavoro (cfr. Cass. Sez. 4, Sentenza n. 2989 del 26/02/1992 Ud. (dep. 17/03/1992), Rv. 189650; Cass. Sez. 4, Sentenza n. 8004 del 31/05/1994 Ud. (dep. 13/07/1994), Rv. 199686); perfino per danni che possano derivare a terzi e non ai lavoratori addetti {cfr. Cass. Sez. 4, Sentenza n. 23147 del 17/04/2012Ud. (dep. 12/06/2012 ) Rv. 253322; Cass. Sez. 4, Sentenza n. 9616 del 19/03/1991 Ud. (dep. 14/09/1991), Rv. 188214).

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