Cassazione: il datore di lavoro è (quasi) sempre responsabile dell’infortunio del lavoratore [sentenza 27127 Cass. Civ. 4/12/2013]

Il datore di lavoro, in caso di violazione delle norme poste a tutela dell’integrità fisica del lavoratore, è interamente responsabile dell’infortunio che ne sia conseguito e non può invocare il concorso di colpa del danneggiato, avendo il dovere di proteggere l’incolumità di quest’ultimo nonostante la sua imprudenza o negligenza.

Il datore di lavoro è infatti interamente responsabile dell’infortunio non solo quando ometta di adottare idonee misure protettive, ma anche quando ometta di controllare e vigilare che di tali misure sia fatto effettivamente uso da parte del dipendente. Questo è quanto si legge nella sentenza della Corte di Cassazione civile del 4 dicembre 2013, n. 27127.


1.1 Il fatto
La Corte d’Appello, con sentenza del marzo 2008, ha confermato la decisione di primo grado con la quale le due società per azioni erano state condannate al pagamento, in solido, a favore del lavoratore della somma di € 33.168,80, oltre interessi legali, a titolo di risarcimento del danno biologico e morale conseguente ad un infortunio sul lavoro, nonché la prima di dette società, per le stesse causali, al pagamento della somma di € 2.582,20, con gli interessi legali.
Il lavoratore, nell’eseguire la sostituzione della lampada di emergenza di un mezzo compattatore, avvalendosi di una scala normale, non dotata di dispositivi antiscivolo ed inidonea all’uso, cadeva dall’altezza di circa 3,5 metri riportando gravi lesioni.
La Corte territoriale ha ritenuto che fosse responsabile dell’infortunio una delle due società per azioni alle cui dipendenze il signor Ciao lavorava, e che esso fosse stato determinato anche dal concorso di colpa del lavoratore, il quale, pur essendo un operaio esperto, non aveva fatto uso di altra scala più sicura presente nel magazzino.
Per la cassazione della sentenza propone ricorso il lavoratore. La società datrice di lavoro ha resistito con controricorso, proponendo altresì ricorso incidentale. Anche la società di assicurazioni ha resistito con controricorso.

MASSIMA
Corte di Cassazione civile – 04 dicembre 2013, n. 27127
“Il datore di lavoro, in caso di violazione delle norme poste a tutela dell’integrità fisica del lavoratore, è esonerato da responsabilità solo quando il comportamento del dipendente presenti i caratteri dell’abnormità, inopinabilità ed esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive ricevute. Ne consegue che, una volta esclusa tale condotta, l’imprenditore è interamente
responsabile dell’infortunio che ne sia conseguito fungendo la violazione dell’obbligo di sicurezza quale unico fattore causale dell’evento, e non può invocare il concorso di colpa del danneggiato, avendo egli il dovere di proteggere l’incolumità di quest’ultimo, nonostante la sua imprudenza e negligenza”.

1.2 La posizione della Cassazione
Secondo i giudici della Cassazione le norme dettate in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, tese ad impedire l’insorgenza di situazioni pericolose, sono dirette a tutelare il lavoratore non solo dagli incidenti derivanti dalla sua disattenzione, ma anche da quelli ascrivibili ad imperizia, negligenza ed imprudenza dello stesso.
Ne consegue che il datore di lavoro è sempre responsabile dell’infortunio occorso al lavoratore, sia quando ometta di adottare le idonee misure protettive, sia quando non accerti e vigili che di queste misure venga fatto effettivamente uso da parte del dipendente, non potendo attribuirsi alcun effetto esimente, per l’imprenditore che abbia provocato un infortunio sul lavoro per violazione delle relative prescrizioni, all’eventuale concorso di colpa del lavoratore; con l’ulteriore conseguenza che l’imprenditore è esonerato da responsabilità solo quando il comportamento del dipendente presenti i caratteri dell’abnormità, inopinabilità e esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive ricevute, come pure dell’atipicità ed eccezionalità, così da porsi come
causa esclusiva dell’evento.
Il datore di lavoro continuano gli Ermellini, in caso di violazione delle norme poste a tutela dell’integrità fisica del lavoratore, è interamente responsabile dell’infortunio che ne sia conseguito e non può invocare il concorso di colpa del danneggiato, avendo egli il dovere di proteggere l’incolumità di quest’ultimo nonostante la sua imprudenza o negligenza; ne consegue che, in tutte le ipotesi in cui la condotta del lavoratore dipendente finisca per configurarsi nell’eziologia dell’evento dannoso come una mera modalità dell’iter produttivo del danno, tale condotta, proprio perché “imposta” in ragione della situazione di subordinazione in cui il lavoratore versa, va addebitata al datore di lavoro, il cui comportamento, concretizzantesi invece nella violazione di specifiche norme antinfortunistiche (o di regole di comune prudenza) e nell’ordine di eseguire incombenze lavorative pericolose, funge da unico efficiente fattore causale dell’evento dannoso .
Nella specie la Corte territoriale ha accertato che il lavoratore è stato adibito ad una operazione pericolosa (sostituzione della lampada di emergenza di un mezzo compattatore ad una altezza di circa 3-4 metri), con una scala inidonea all’uso, senza che sui lati aperti verso il vuoto fossero installati parapetti normali con arresto al piede o mezzi di protezione equivalenti, idonei ad impedire la caduta di persone e, per di più, senza che sull’esecuzione di tale prestazione vi fosse alcuna vigilanza. Ha inoltre escluso che il lavoratore abbia posto in essere una condotta abnorme, atipica ed eccezionale. E tuttavia, a fronte di tali accertamenti, la Corte di merito non si è attenuto ai principi giurisprudenziali sopra indicati, ritenendo che l’infortunio fosse stato determinato dal concorso di colpa del lavoratore. La sentenza impugnata deve pertanto, sul punto, essere cassata, con rinvio al giudice indicato in dispositivo, il quale dovrà uniformarsi al seguente principio di diritto:
“Il datore di lavoro, in caso di violazione delle norme poste a tutela dell’integrità fisica del lavoratore, è esonerato da responsabilità solo quando il comportamento del dipendente presenti i caratteri dell’abnormità, inopinabilità ed esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive ricevute. Ne consegue che, una volta esclusa tale condotta, l’imprenditore è interamente
responsabile dell’infortunio che ne sia conseguito fungendo la violazione dell’obbligo di sicurezza quale unico fattore causale dell’evento, e non può invocare il concorso di colpa del danneggiato, avendo egli il dovere di proteggere l’incolumità di quest’ultimo, nonostante la sua imprudenza e negligenza”.

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